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Riprendo questa rubrica iniziata col n 76
dell’ottobre 1997 ed interrotta col n 80 del
febbraio 1999. Nell’ottobre 1997, si preci-
sava: “Questa rubrica vuole essere un
mezzo per aprire dibattiti e raccogliere
punti di vista di tutti i soci su argomenti,
spesso controversi, che interessano la
nostra passione. In ogni numero verrà
introdotto un argomento e, sul numero
successivo, verranno pubblicate le opinio-
ni che saranno pervenute dai soci.
Quando l’argomento lo richiedesse, verrà
anche chiesta la posizione di enti o cate-
gorie interessate”.
Accingendomi a riprendere questa rubri-
ca, sono andato a rileggermi quanto scrit-
to nei cinque numeri indicati: sono passa-
ti da allora ben cinque anni (1999-2003)
ed è davvero interessante osservare quan-
te cose, in filatelia, sono cambiate – e
quante non lo sono affatto – da allora.
Proprio a seguito di questa rilettura, pro-
pongo come argomento di dibattito:
“dove sta andando la filatelia.”
L’argomento non è certo originale: tutti ne
parlano, ma, normalmente, dall’ottica
d’interesse di chi ne parla e pare non si
voglia accettare che la filatelia – come
tutto – sta cambiando, si sta evolvendo e
perciò è abbastanza sterile discutere sola-
mente se … si “restringe” o … si “allar-
ga”.
Dalla collezione dei francobolli che, cin-
quant’anni fa, faceva qualunque bambino,
si è passati ad un collezionismo adulto;
poi ad un collezionismo “regolamentato”
con la divisione molto schematizzata in
filatelia tradizionale, storia postale, filate-
lia tematica, interofilia, ecc. Oggi, i colle-
zionisti che non sono più ragazzi e sono
quasi tutti diplomati e laureati hanno inte-
ressi molto variegati in filatelia: molti
hanno ancora interesse collezionistico di
tipo “regolamentato” (con sempre più
insofferenza, se espositori, a giudizi rigidi
ed anche .... un pò assurdi di alcuni giura-
ti), ma molti hanno sviluppato anche inte-
ressi di tipo più culturale (storico, artisti-
co, di costume, ecc.). Le pubblicazioni
non sono scarse come una volta e, oltre
alla carta stampata, si è accostata la infor-
mazione in rete che, se da un lato è un
bene, dall’altro mette ancora più in crisi,
economicamente, la informazione su carta
stampata.
Sicuramente una grande molla al cambia-
mento è stata internet: dal primo questio-
nario tra i nostri soci, sei anni fa, risultava
che il 45% aveva un personal computer e
solo il 5% (quasi tutti stranieri) era colle-
gato a internet. Oggi sono certo che quasi
tutti hanno un personal computer e la
maggioranza è collegata a internet!
Una prima conseguenza di questa evolu-
zione è sui commercianti che fanno fatica
ad avere stock interessanti vista la vastità
e la eterogeneità degli interessi dei colle-
zionisti; le aste vanno meglio dal lato della
offerta, ma devono combattere coi cre-
scenti prezzi di stampa (sempre a colori!)
e di spedizione e rassegnarsi ad una alta
percentuale di invenduti. D’altro canto
sono aumentate significativamente le ven-
dite attraverso internet che, con lo svilup-
po di strumenti di pagamento sicuri (es.
PayPal), sono diventate un vero canale di
vendita aggiuntivo nonché, per molti col-
lezionisti, divertimento di ricerca in un
mercato virtuale e mondiale.
Un’altra conseguenza della evoluzione è
l’impatto sull’associazionismo: i circoli
filatelici sono sempre più in crisi. Molti di
questi circoli avevano costruito la loro
ragion d’essere essenzialmente per il ser-
vizio novità: ora con il diminuito interesse
alle novità e con la forte concorrenza,
anche di qualità, di Poste Italiane... la loro
ragion d’essere diventa marginale. Le
Associazioni Nazionali hanno ragion
d’essere solo se riescono a dare un effetti-
vo servizio ai soci, cosa che è possibile
solo se riescono ad aggregare un numero
significativo di soci ed avere quindi fondi
sufficienti per garantire il servizio.
Non aiuta (e in questo non si avverte alcun
cambiamento nel tempo) l’atteggiamento
costantemente di critica dei collezionisti
verso la filatelia organizzata e le attività
svolte, ma anche la assoluta indisponibili-
tà a collaborare e prendersi qualche
responsabilità. Malgrado alcuni asserisca-
no che l’interesse per l’aggregazionismo,
sia ritenuto sempre meno interessante, io
sono convinto che chi saprà creare “even-
ti” intelligenti e variegati non potrà che
riscuotere successo: non credo infatti che
il collezionista desideri sempre più essere
solo con i suoi pezzi – e magari con il suo
computer – ma desideri anche avere un
rapporto umano con altri che hanno, più o
meno, i suoi interessi.
In questo scenario, io credo (e qui è parti-
colarmente interessante avere i commenti
dei soci!) che nei prossimi cinque-sette
anni si possa ipotizzare:
Collezionisti: non diminuiranno in nume-
ro anzi potranno aumentare incluso qual-
che giovane anche se il collezionismo fila-
telico, nuova maniera, è ormai appannag-
gio dai trentenni in su. Gli interessi colle-
zionistici saranno sempre più variegati ed
andranno dal collezionare francobolli e
documenti postali in quanto tali, con tutti
i possibili interessi specialistici a collezio-
narli in quanto oggetto di antiquariato o
collezionarli, magari anche con altro
materiale non filatelico, in quanto storia
dell’uomo nelle sue componenti storiche,
artistiche e di costume. Le regole saranno
fatte dal collezionista stesso che in molti
casi o non sarà interessato ad esporre o
vorrà esporre solo dove i regolamenti
siano minimi.
Commercio: vi sarà un notevole cambia-
mento (non fosse altro che per raggiunti
limiti d’età di molti attuali commercianti)
con aumento o comunque non diminuzio-
ne dei “bancarellai” e dei mercatini; ridu-
zione dei commercianti “tradizionali” e
dei convegni commerciali (si salveranno
solo quelli veramente importanti); proba-
bile riduzione delle aste e delle vendite a
prezzi netti (di nuovo si salveranno solo
le case d’aste robuste); aumento del com-
mercio in rete; aumento degli scambi tra
soci di associazioni.
Circoli: sopravvivranno quelli della pro-
vincia se sapranno offrire ai propri soci
una sede ed un programma “culturale”
tale da giustificare l’iscrizione (spero che
accadano delle aggregazioni poiché
penso che i circoli con meno di 70-80
iscritti siano destinati a chiudere). I circo-
li delle grandi città avranno ancora più
problemi data la sempre maggior difficol-
tà di circolazione e quindi di interesse a
riunioni da parte dei soci salvo che i pro-
grammi siano di grandissima qualità.
Associazioni: potranno avere molto suc-
cesso se si daranno uno scopo sufficiente-
mente ampio da interessare un grosso
numero di collezionisti, dovranno produr-
re almeno una buona rivista… ma anche
altre pubblicazioni, dovranno saper orga-
nizzare eventi gratificanti ed utili ai soci,
dovranno quindi avere oltre 300 soci…
altrimenti… sarà solo questione di
tempo!
Federazione: è destinata ad avere sempre
meno enti federati, ma probabilmente più
robusti. Dovrà stimolare la attività degli
enti federati, tenere i rapporti con l’este-
ro, rivedere norme e regolamenti per
esposizioni e giurati stimolando manife-
stazioni che premino creatività e novità
sia a concorso che non a concorso.
L’importante attività di promozione che
con la Federazione commercianti potreb-
be svolgere è legata alla disponibilità eco-
nomica che potrebbe esistere in quantità
sufficiente solo con l’aiuto delle Poste e
del Ministero delle Comunicazioni… ma
questa è proprio una cosa difficilmente
prevedibile e, al momento, di problemati-
ca attuazione.
Queste sono le mie previsioni, ma invito
tutti i soci ad esprimere le loro: ho anche
inviato questo testo alla Federazione tra le
Società Filateliche Italiane ed alla
Federazione Professionisti chiedendo se
vogliono commentare.
COLLOQUI COI SOCI
di Emanuele M. Gabbini