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Gli anni a venire mostrarono come quel progetto fosse
ineluttabilmente destinato a fallire, ma al momento non
se ne poteva ancora avere coscienza.
La Camera di Commercio triestina chiese quindi al
Governatorato di poter riaprire la corrispondenza com-
merciale con Vienna, e Petitti accondiscese, istituendo
un servizio speciale di corriere tra Trieste e Vienna e
viceversa, che avrebbe trasportato corrispondenza
commerciale. Iniziò il 25 gennaio 1919.
La riapertura dei normali scambi delle corrispondenze
postali con l’Austria avvenne in maggio, dapprima con
qualche restrizione e con inoltro via Svizzera, poi con
inoltro diretto e con meno restrizioni dal 1° agosto.
Con la riapertura degli scambi diretti il corriere specia-
le non aveva più ragion d’essere, e terminò il 22 agosto
1919.
Come funzionava questo “Corriere speciale”.
Trasportava solo corrispondenza commerciale con
comunicazioni importanti, in un solo foglio, scritta in
italiano, francese o inglese (solo eccezionalmente si
poteva usare il tedesco) in linguaggio chiaro, senza
cifre o parole convenzionali; obbligatoria l’indicazione
del mittente. I centri di raccolta erano la Camera di
Commercio a Trieste e la sede della Missione Italiana
d’Armistizio a Vienna: le corrispondenze dovevano
essere consegnate aperte e regolarmente affrancate con
francobolli; sia per la corrispondenza in partenza sia
per quella in arrivo il Governatorato avrebbe esercitato
la censura con un proprio apposito ufficio (che appo-
neva il timbro di cui s’è detto). La distribuzione delle
corrispondenze in arrivo a Trieste sarebbe stata effet-
tuata a cura della Camera di Commercio.
Il corriere partiva dalle due città ogni tre giorni. Fu
subito molto frequentato, tanto che dal 20 febbraio
passò ad una frequenza giornaliera, e dalla fine del
mese la distribuzione delle lettere in arrivo da Vienna,
fin ad allora a cura della Camera di Commercio, venne
effettuata dalle Poste, che le recapitava col pagamento
di un segnatasse da 20 c. perché da Vienna giungevano
quasi sempre non affrancate. Il percorso si svolgeva in
treno via Tarvisio.
Con la cessazione dell’attività, il 22 agosto 1919, rima-
se in funzione per la corrispondenza ufficiale, anche se
venne utilizzato, specialmente nel percorso da Vienna
a Trieste, anche per lettere private.
Bruno Crevato-Selvaggi
Due segnalazione dal Socio Adalberto Peroni.
1) Già dal 1762, a Varese vi era un “Regio Uffizio delle
Lettere” da cui dipendevano un commesso ed un mes-
saggere che si portava fino a Milano. Il primo bollo in
dotazione a tale ufficio fu fornito attorno al 1769 ed era
del tipo “ottagonale” con la dicitura “R. Varese”.
Dal dicembre 1787 fu utilizzato un altro bollo con la
dicitura “Varese” contornato da una cornice dai bordi
arrotondati. Secondo Vollmeier (“Catalogo dei bolli
postali del territorio Lombardo - Veneto, dalle origini
all’introduzione del francobollo”, 1979 (ristampa
2003) n. 2, pag. 337) questo bollo fu utilizzato dal
dicembre 1797 fino al gennaio 1805.
Recentemente, F. Borromeo (“I luoghi della posta. Sedi
ed Uffici dalla Cisalpina al Regno d’Italia. Catalogo
delle timbrature”, Quaderni di Storia Postale, n. 22,
1997; n. 1 pag. 344) conferma che il bollo in questione
venne usato, in nero o bruno, fino al gennaio del 1805.
Siamo in possesso di una lettera spedita da Varese l’11
febbraio 1805 intestata al Prefetto del Lario in Como
recante, in inchiostro nero, il bollo in cornice arroton-
data di Varese.
Con questa breve nota, si amplia il periodo d’uso di
questo bollo che ora è:
dal dicembre 1787 al febbraio 1805.
2) Ho letto con interesse l’articolo di Vittorio Coscia e
Francesco Grandinetti pubblicato sul n. 96 di questa
rivista con il titolo “Corrispondenza affrancata con rita-
gli di interi postali”. A pag. 40 gli Autori di questo inte-
ressantissimo lavoro scrivono: “Un uso assai raro dei
ritagli è quello fiscale: la fig. 13 rappresenta una fattu-
ra commerciale del 1919 in cui un ritaglio del 10 cent.
Leoni viene annullato unitamente a due marche da
bollo. È l’unico caso a noi noto di un ritaglio in uso
amministrativo”.
A completamento di questo documentatissimo articolo,
segnalo che a pag. 69 di “Storie di Posta” n. 19 -
Speciale di “Cronaca Filatelica” n. 22, è riprodotta una
fattura risalente al 1° febbraio 1915, in cui appare un
ritaglio da 5 cent. Leoni annullato a penna.
In merito all’articolo “La Posta Militare 30 in Sicilia”
apparso sul n. 96 di questa rivista a firma di Salvatore
Di Pietro, il Socio Luigi Smaldini di Trieste ci scrive:
“La posta militare (Ndr n. 30) era già operante dal 23
novembre. Una franchigia datata 16 novembre precisa
che il S. Ten. è già lì da alcuni giorni.
E’ partito dalla Sardegna il 9 novembre, lo precisa in
un’altra sua comunicazione diretta in Sicilia ed in par-
ticolare ad Enna.
L’ufficio postale era operativo da subito, solo che la
corrispondenza non viaggiava. L’ufficiale, per fare
arrivare i suoi scritti, inizialmente si è servito di colle-
ghi che via aerea andavano in Sardegna.”
QUESITI:
97/1 - Il Socio Bruno Travella chiede di conoscere su
quali libri o riviste (in tal caso precisare l’annata ed il
numero) può trovare notizie sui prigionieri e internati
italiani in Messico e Mozambico e così pure sulla cen-
sura inglese nelle ex colonie italiane in periodo M.E.F.,
E.A.F., B.M.A.